Inserito da: andreaspila | 8 Gennaio 2009

I would take the pain away (Bakhtawar per Benazir)

Ho tradotto in italiano i testi del rap I would take the pain away, che Bakhtawar Bhutto Zardari ha dedicato alla mamma Benazir Bhutto, “madre leggendaria”, nell’anniversario del suo assassinio.

Sono parole piene d’amore per una madre coraggiosa, ma anche piene di rimpianto (“Mia madre è stata assassinata/e io non riesco neanche a capire/Valeva la pena di morire?”).

Vorrei portare via il dolore

Riposa in pace
Hanno assassinato mio nonno
Benazir Bhutto assassinata
E anche i miei due zii
Dal 1953 al 2007
Il 27 dicembre
E ora mia madre
Colpita dietro l’orecchio
Assassinata, madre leggendaria

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Inserito da: andreaspila | 3 Dicembre 2008

Desmond Tutu: l’Africa e i cambiamenti climatici

In un appello registrato per il World Development Movement, l’arcivescovo Desmond Tutu parla delle conseguenze del riscaldamento globale per l’Africa e i paesi del Sud del mondo che subiscono gli effetti degli sprechi nei paesi più ricchi.

185 milioni di africani rischiano di morire nel corso di questo secolo a causa dei cambiamenti climatici causati da un uso eccessivo delle risorse da parte dei cittadini del Nord del mondo: un cittadino del Regno Unito produce mediamente cinquanta volte più CO2 di un qualsiasi abitante di un paese in via di sviluppo (e da noi in Italia gli sprechi e gli abusi sono ancora peggiori).

Un’ingiustizia globale che noi cittadini dei paesi ricchi possiamo contribuire ad arrestare, “agendo da cittadini del mondo e non come consumatori isolati”. Desmond Tutu ci esorta a limitare i viaggi di affari in aereo, spesso inutili, e a richiedere ai nostri amministratori pubblici di raggiungere riduzioni dell’80% nelle emissioni di CO2.

Se non agiamo subito, insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nel Sud del mondo, quello che è già sotto i nostri occhi, carestie, inondazioni, epidemie dovute alla scarsità di acqua, rischia di aggravarsi progressivamente e irreversibilmente.

Campagna clima del World Development Movement

Inserito da: andreaspila | 21 Ottobre 2008

Perché perchè?

Ormai è dappertutto. Come un virus malefico si intrufola nelle tastiere di tipografi, web writer, giornalisti… Parlo della e grave che ormai ha trasformato l’innocuo avverbio perché nell’orrendo perchè. Persino il T9 dei cellulari non è arrivato a tanto e in un raro sforzo di conservatorismo ha scelto l’ortografia tradizionale.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: “Grembiule in classe: perchè no?” si chiede la Gelmini dalle colonne virtuali di Repubblica, “perchè così eviteremo di conoscere il colore delle mutande dei nostri studenti e la forma del loro ombelico” rispondono gli insegnanti dalla sala docenti.

E anche il mondo della musica sembra non amare gli acuti: “Canto perchè non so suonare” ci fa sapere Massimo Ranieri dai manifesti del suo ultimo spettacolo (per fortuna i tipografi che hanno curato la copertina dell’omonimo disco hanno optato per la e acuta…).

Ma l’orrore ortografico non risparmia nessuno. Persino nel mondo scientifico, persino quando ci troviamo di fronte agli interrogativi più elevati e misteriosi: “Perchè l’uomo” si chiede l’ENEA presentando nella sua web tv un filmato sulla struttura cellulare (ma per fortuna le immagini sono accompagnate da una rassicurante scritta in sovrimpressione che dice: PERCHÉ L’UOMO?).

A questo punto mi chiedo per quale motivo si sia tanto diffusa questa orribile neo-ortografia.
Forse l’e grave è in onore delle origini lombarde di Mariastella? Forse i docenti vogliono vedere se i loro allievi scopriranno l’errore? Forse gli scienziati vogliono invitarci a riflettere sui misteri delle derive linguistiche?

Secondo una mia collega traduttrice il motivo per cui tanti scrivono perchè è semplicemente da ricercarsi nella pigrizia. In fondo è molto più semplice scrivere la e grave senza dover premere il tasto delle maiuscole, ma questo non spiegherebbe l’altrettanto diffusa abitudine di scrivere la e copula con la e acuta (che é davvero una cosa brutta da vedersi…). Ma di quest’altro orrore parleremo nel prossimo articolo. Per adesso vi lascio constatando (con un certo orgoglio) che il tasto Maiusc del mio portatile è bucato per l’uso eccessivo.

Inserito da: andreaspila | 18 Luglio 2008

Happy birthday Mandela

Nelson Mandela festeggia i suoi 90 anni

Nelson Mandela festeggia i suoi 90 anni

Caro, carissimo Nelson

grazie per aver passato tutti quegli anni in carcere ed esserne uscito più forte di prima. Grazie per aver sconfitto l’apartheid e averci insegnato che si può sconfiggere il razzismo, la paura dell’altro anche tra le mura di una cella. Grazie per averci regalato i tuoi sorrisi di speranza quando eri in tribunale negli anni Sessanta, quando ti facevano marcire a Robben Island, quando finalmente quei sorrisi hanno sconfitto la ferocia del razzismo e ti abbiamo visto riportare la democrazia nel tuo paese e in giro per il mondo.

Oggi quel tuo sorriso ci fa ancora sperare, tutti i giorni e forse ci sentiamo un po’ stupidi quando ci preoccupiamo per tutte le piccole cose della nostra vita.

Sei un grande uomo Nelson. Oggi, 18 luglio 2008, è il tuo novantesimo compleanno e anche il decimo anniversario del tuo matrimonio. Ti penseremo, in tutto il mondo, perché tante volte ci hai fatto sorridere.

www.happybirthdaymandela.com

Avevo detto un video a settimana, forse avrei dovuto dire uno al mese… Vabbe’ meglio che niente.

In queste settimane ho visto molti video musicali che avrei voluto inserire in questa rubrica, ma dopo la bella esperienza della manifestazione No Cav di piazza Navona dell’8 luglio 2008 e soprattutto dopo la mancanza (e la distorsione) dell’informazione nei media mainstream voglio almeno tenere traccia di uno degli interventi a mio parere più emozionanti, quello di Moni Ovadia. La qualità video è scarsa ma quella audio è accettabile.

“Sono qui prima di tutto per esserci.” Ha detto Moni all’inizio, ricordando che non si può lasciare più la democrazia in mano a demagoghi e populisti, NEANCHE PER UN SECONDO.

Ha poi denunciato “la vergogna di provvedimenti razzisti in un paese che ha conosciuto l’infamia del fascismo”. Il giorno precedente l’attore si era fatto prendere le impronte digitali per testimoniare la sua ferma condanna del progetto governativo di schedare i bambini Rom in tutto il Paese.

E poi l’invito alla vigilanza, alla mobilitazione permanente anche contro l’uso distorto, da parte di politici e media, del linguaggio: “Dobbiamo vigiliare, la perversione parte dall’uso del linguaggio. Chiamano giustizialismo la legalità. Non si deve accettare.”

E il suo intervento si è chiuso con un appello all’opposizione dialogante veltroniana: “L’opposizione deve essere ferma, adamantina, inequivocabile! … Non possiamo dialogare con chi vuole riabilitare i fascisti! Basta con le vie intitolate a fucilatori di partigiani! BASTA!”

Inserito da: andreaspila | 10 Luglio 2008

Libertà per Eluana

Foto di Eluana Englaro

Eluana Englaro

Ho ricevuto il seguente comunicato Stampa della Commissione Bioetica della Chiesa Valdese che come cristiano condivido pienamente.

La Commissione Bioetica della Chiesa Valdese intende esprimere la propria solidarietà nei confronti della famiglia Englaro e ribadire la propria posizione a favore della libertà di cura, che è sempre e contestualmente
libertà di rifiutare la cura.
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Inserito da: andreaspila | 9 Giugno 2008

Pata Pata (Miriam Makeba, 1979)

Miriam Makeba nel 2006Sarà forse per costringermi a scrivere almeno un pezzo a settimana che inauguro questa nuova rubrica?

Comunque sia, Video della settimana inizia con questo filmato d’epoca in cui una giovane Miriam Makeba canta la sua famosissima Pata Pata durante una esibizione per la TV olandese. Alla fine del pezzo viene raggiunta sul palco dalla nipote Zenzi che balla con lei. La mamma di Zenzi (Bongi Makeba) è tra le vocalist del gruppo.

Fatevi trascinare (e incantare) dal video su YouTube.

P.S. Piccola nota di colore: il vero nome della grande e amatissima Mama Afrika è Zensile Makeba Qgwashu Nguvama Yiketheli Nxgowa Bantana Balomzi Xa Ufnu Ubajabulisa Ubaphekeli Mbiza Yotshwala Sithi Xa Saku Qgiba Ukutja Sithathe Izitsha Sizi Khabe Singama Lawu Singama Qgwashu Singama Nqamla Nqgithi. Spiega la Makeba: “Il motivo di questa lunghezza è che ogni bambino prende il nome di tutti i suoi antenati maschi. Spesso il primo nome è seguito da una o due parole, che dicono qualcosa del carattere della persona; questo fa si che un vero nome africano sia una specie di storia”. (Vedi la biografia di Miriam Makeba su Wikipedia)

Inserito da: andreaspila | 29 Maggio 2008

Cluster bomb: finalmente la messa al bando

Logo della Cluster Munition Coalition

Non riesco a immaginare notizia più bella di questa che riporto da Unimondo.org:

I delegati di 109 paesi riuniti a Dublino hanno raggiunto un accordo sul testo del Trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo (“cluster bomb”). Secondo le prime anticipazioni, il Trattato prevede che ogni stato firmatario si impegni a non usare cluster bombs “in alcuna circostanza”, né a produrre, acquistare, conservare o trasferirle a chiunque, e impegna i firmatari anche a provvedere all’assistenza delle vittime e alla bonifica delle aree interessate. Il trattato lascerebbe però la possibilità di impiego di bombe a grappolo più piccole di nuova generazione. L’intesa è stata raggiunta con due giorni di anticipo rispetto al programma dopo l’annuncio del governo britannico che si è detto pronto a bandire le bombe a grappolo in possesso alle sue forze armate. In Italia, il Senato ha approvato all’unanimità un ordine del giorno bipartisan, per la messa al bando.

Certo quella precisazione non è proprio rassicurante (“Il trattato lascerebbe però la possibilità di impiego di bombe a grappolo più piccole di nuova generazione”) e bisogna anche ricordare che i principali utilizzatori delle bombe a grappolo (Stati Uniti, Cina, Russia e Israele) non hanno aderito all’accordo che, a loro parere, ridurrebbe le loro capacità militari.

Come dice il sito di Cluster Munition Coalition: “There is a real opportunity to make cluster bombs a thing of the past”. Per contribuire a questa svolta storica collegatevi al bellissimo sito irlandese della CMC e firmate la petizione. Un passo per volta…

Inserito da: andreaspila | 16 Maggio 2008

Rom: pericolo pubblico numero uno

Prima pagina del manifesto (16/05/08)L’inaudita gravità dei pogrom contro i campi nomadi non viene avvertita dalla maggior parte dei media italiani, con qualche eccezione, come il monito lanciato da Gad Lerner nel suo eccellente editoriale intitolato Con la scusa del popolo.

Ancora una volta, per renderci conto della pericolosa deriva razzista che sta prendendo il nostro paese (e non solo da oggi, basti pensare alle ordinanze xenofobe dei sindaci di “sinistra” lo scorso anno) dobbiamo rifarci agli occhi dei giornalisti e dei politici stranieri.

Peter Popham, inviato a Roma dell’Independent, ci avverte nel suo articolo sull’incendio dei campi nomadi che “il primo atto di pulizia etnica della nuova Italia è stato accolto senza grandi proteste”. L’articolo esordisce ricordando con ironia il paradossale accordo di tutti contro il capro espiatorio di turno: “con crudele e insolito consenso, il nuovo governo italiano, la polizia e i carabinieri, e persino gli esponenti della malavita, hanno rivolto il loro pugno solidale contro il nemico numero uno della nazione: gli zingari”.

Da parte sua, il governo spagnolo, in una dichiarazione riportata da El Mundo, “respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta avvenendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell’immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri”. Le parole sono del vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega.

Inserito da: andreaspila | 6 Maggio 2008

SOS Birmania: come aiutare?

SOS Birmania

Al momento in cui scrivo le vittime del ciclone Nargis in Birmania sono 27.000, decine di migliaia i dispersi.

Mi sono chiesto se è possibile aiutare concretamente la popolazione birmana, che già subisce da tanti anni una dittatura militare spietata. Mi sono chiesto se può essere utile raccogliere medicinali, cibo, indumenti o altri generi di prima necessità, ma Maurizio Carrara, presidente di Italia Aiuta, in un’intervista a Repubblica dichiara che l’unico modo possibile per aiutare i birmani è quello di acquistare il necessario vicino al luogo del disastro. Per cui una delle possibilità immediate per fronteggiare l’emergenza è quella di sostenere la raccolta di fondi di questo comitato di Ong italiane che comprende: Cesvi, CISP, COOPI, COSV, INTERSOS, MOVIMONDO e VITA Non Profit Contents.

Qualcuno conosce altre iniziative avviate per l’emergenza Birmania in queste ore?

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